I LUOGHI DI S. PAOLO DELLA CROCE

“CASA SAN PAOLO” (CASA NATALE DI S. PAOLO DELLA CROCE) IN OVADA (44°38’22.0″N 8°38’51.4″E)

Esterno di Casa San Paolo oggi.

“La casa museo di San Paolo della Croce” (dalla rivista URBS n.1/1994)

La casa dove nacque Paolo della Croce (Paolo Francesco Danel) è ubicata nella via che oggi porta 11 suo nome e si affaccia sulla piazza San Domenico. Si sviluppa su tre piani più il soffitto e conserva ancora molte originarle strutture. Una delle stanze al secondo piano, adibi-to a museo, negli anni ’20 fu trasformata in cappella e vi venne costruito un piccolo, elegante altare. Sulla facciata, in alto, spicca un affresco, recentemente restaurato, che rappresenta la Madonna del Carmine e le anime del purgatorio; più in bas¬so lo stemma della famiglia Danei e, sotto, una nicchia con una piccola statua del santo in cartapesta, dei primi del Novecento. Ancora sotto, ima lapide in marmo ricorda: «In questa casa ebbe 1 natali e trascor¬se la sua giovinezza S. Paolo della Croce». La casa fu dichiarata monumento nazionale nel 1918 ed espropriata nel 1926 per la costituzione ufficiale di un «Museo storico – religioso» affidato ai padri passlonisti di Molare.

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La stanza dove nacque il santo

L’acquisizione

Le pratiche per il riscatto destinato a trasformare il palazzetto in «Museo storico», iniziarono nel 1875, I Centenario della morte del Santo. Ad Ovada si raccolsero le prime offerte, ma presto la somma andò perduta per il fallimento di una Banca. Alcuni anni dopo il P. Bernardo M. di Gesù (Silvestrelli), prep. generale dell’Istituto, prese a trattare con i proprietari della casa, i quali però, esagerando nelle pretese, mandarono tutto in fumo. Nell’ottobre del 1916 sembrò che i medesimi fossero meglio disposti, ma si restò nuovamente delusi: per allora si potè acquistare solo il primo piano, mentre al padri interessava particolarmente il secondo. Per ottenerlo non c’era altra via che far dichiarare l’intera casa «monumento nazionale» e, per 1 buoni uffici dell’avv. Ambrogio Pesce, il 26 febbraio 1918 si ottenne anche questo.
Nonostante 11 voto favorevole del Consiglio Comunale di Ovada, del Ministero della P.I. e dell’Avvocatura erariale di Torino, l’art. 83 della legge sulle espropriazioni non permise di concludere nulla: la somma richiesta dal proprietario era sbalorditiva, suscitando la comune indignazione. Continuarono ad interes-sarsi il sen. Molmenti, sottosegretario alla P.I., e dopo di lui gli onn. Rosadi e Anile e lo stesso ministro G.Gentile, ma il famoso art. 83 ostacolò ogni pratica.
Nell’autunno del 1926 l’on. Pietro Fedele, nuovo ministro della P.I., si recò alla basilica dei SS. Giovanni e Paolo per venerare le spoglie del B. Vincenzo M. Strambi ed 1 padri, ovviamente, colsero l’occasione per in-formarlo delle pratiche in corso. H ministro aderì alle suppliche dei religiosi e promise di interessarsi del caso. L’on. Egilberto Martire, a sua volta, promise di presentare al Par-lamento una proposta di legge, ma l’on. Fedele preferì trattare la questione al prossimo Consiglio dei ministri, tenuto il 31 dicembre. Rivoltosi direttamente a Benito Mussolini, questi avrebbe osservato: «Io conosco Paolo di Tarso, ma quest’altro Paolo chi è?» – «E’ il Fondatore dell’Ordine dei Passionisi!» – spiegò il ministro – «un Ordine assai benemerito che ha case in tutto il mondo, e che oggi ha preso un grande sviluppo nelle due Americhe ; io stesso sono testimonio dell’opera sommamente benefica che questo Ordine compie nell’Italia meridionale, e della venerazione di cui le popolazioni circondano i suoi religiosi; sono sicuro che questo provvedimento farà molto piacere a tutti i Passionisti del mondo». – «Approvo», concluse Mussolini. Il Consiglio acconsente e il decreto-legge è varato. Firmato dal re Vittorio Emanuele m la mattina del 14 gennaio 1926 e successivamente, in giornata, dall’on. Fedele il decreto il giorno seguente fu registrato alla Corte dei Conti, passò al Ministero di Grazia e Giustizia, quindi alla tipografia per la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale».

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Le fedelissime custodi Franca e Marì

L’inaugurazione

Quello che per tanti anni fu il sogno, il sospiro e l’oggetto di preghiera di tutti i buoni Ovadesi, è ora finalmente consolante realtà. L’antica piccola Casa (situata al n. 11 della via San Paolo della Croce) che la notte del 3 gennaio 1694 ha visto, tra prodigiosi splendori, i natali della gloria più fulgida di Ovada, non è più proprietà di cittadini privati, ma Cappella votiva, dove gli Ovadesi e quanti devoti si recheranno ad Ovada potranno recarsi per onorare ed invocare il Santo del Crocifisso, 11 Compatrono della Diocesi.
Mercè le preghiere di tante anime buone e la tenace volontà dei Superiori della Congregazione Passionista la Casa fu legalmente espropriata, dichiarata monumento nazionale e data in custodia ai PP.Passionisti i quali l’hanno totalmente trasformata convertendola In una Cappella votiva. Presentemente la Casa di S. Paolo si presenta pulita ed anche elegante nella sua semplicità. Vi si accede per un lungo porticato ed ima comoda scala appositamente costruita. E’ a tre piani, compreso il terreno. Al terzo piano sono la Cappella (che corrisponde alla camera dov’è nato 11 Santo) con un bellissimo altare In marmo, e due sale museo per le reliquie, tra le quali si ammirano i due cuori di panno, che portavano sul petto S.Paolo e il fratello
Giovanni Battista, il seggiolone dove il Santo riposava negli ultimi anni di vita, ed il piccolo battistero (ove San Paolo ricevette il S. Battesimo) scoperto nella parrocchiale di Ovada, grazie alle industriose ricerche del sacrestano Torello Vincenzo. Il secondo piano della casa è per uso privato dei PP. Passionisti, ed i due locali del piano terreno serviranno per le Associazioni Cattoliche locali. La cerimonia della benedizione ed inaugurazione della Casa si è svolta in forma solenne venerdì u.s. alle ore 19,30. Tutta Ovada vi ha partecipato con indicibile entusiasmo. Era presente S.E. Mons. Vescovo, il Vice Podestà notaio Andrea Perfumo in rappresentanza del sig. Podestà assente da Ovada, e moltissimi PP. Passionisti, tra cui Padre Leone Superiore Generale, Padre Luca, primo Consultore, l’americano Padre Beniamino, secondo Consultore, il Consultore generale Padre Stanislao, il Provinciale Padre Giustino, Padre Luigi e Padre Amedeo, ambedue consultori provinciali.
Prima della cerimonia della Benedizione parla al popolo dalla finestra della Cappella 11 Vice Podestà. Egli porge il suo saluto deferente a S.E. Mons. Vescovo, ai Superiori della Congregazione Passionista e a tutti i presenti. Ringrazia pubblicamente il Capo del Governo e quanti con lui in Ovada e fuori di Ovada, hanno contribuito all’attuazione di quella Casa-Cappella, fa voti che il nuovo Santuario diventi la meta continua di devoti pellegrinaggi e termina invitando gli Ovadesi ad ispirarsi alla virtù del loro Santo concittadino. Il suo discorso è coronato dai più entusiastici applausi. Mons. Vescovo impartisce quindi la Santa Benedizione alla nuova Cappella; poi si affaccia anch’egli alla finestra e parla al popolo, che gremisce la piazza sottostante e la via, ambedue sfarzosamente illuminate. Il Vescovo, ascoltatissimo, parla lungamente e con parole molto lusinghiere della nuova gemma, di cui Ovada si è abbellita, e si augura che la nuova Casa-Cappella, ora bendetta da Dio, sia bendetta dall’amore e dalla pietà degli Ovadesi, e sia in avvenire non solo il loro onore e la loro gloria ma anche il loro Santuario prediletto, e chiude dicendo: «Voi beati e benedetti non solo quando vi porterete a questa Casa ed invocherete il vostro Santo, ma anche e sopratutto quando ascolterete e praticherete la sua dottrina». Dopo il discorso del Vescovo, tutti i presenti, in corteo imponentissimo, si recano alla Parrocchiale per le funzioni della Novena.

II Museo oggi [20 anni fa]

Dopo l’inaugurazione il Museo è an-dato sempre più arricchendosi, grazie soprattutto all’impegno di ricerca di padre Disma Giannotti del convento di Molare.
Nel Museo sono inoltre conservati numerosi testi sacri del Seicento e del Settecento recuperati nei primi ritiri fondati dal santo. Vi si trovano anche molte delle pubblicazioni della Sacra Congregazione sui processi di beatificazione e di canonizzazione, con editti del tempo, e una ricca raccolta bibliografica delle opere su San Paolo della Croce, ad iniziare dalla sua prima biografia, opera di San Vincenzo Strambi (1786).
La raccolta è completata da una lunga serie di dipinti e disegni, per la maggior parte eseguiti da Mario Barberis nella prima metà del Novecento, che raffigurano vari episodi della vita del santo e alcuni suoi compagni.

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Documenti storici riguardanti S. Paolo

 

 

“LUOGHI DEL FONDATORE” IN CASTELLAZZO BORMIDA (dalle ricerche di P. Diego Menoncin)

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La Chiesa di S. Carlo dove si trova la celletta del Diario Spirituale e delle Regole

Cenni storici su Castellazzo

Anticamente Castellazzo si chiamava “Gamondio” (= dal germanico: imbocco) e con questo nome lo si trova già prima del mille. Il nome odierno risale al sec. XV dal suo antico castello fortificato (1498) detto “Castellaccio”.
Sotto i Longobardi fu “Corte Regia” (938). Poi divenne comune indipendente e nel sec. XI è comune organizzato con il suo stemma e il suo carroccio. Il suo stemma passò poi ad Alessandria, alla cui costruzione contribuì in modo massiccio e determinante (1168). Nonostante strenue lotte di resistenza, fu assorbito dal dominio dei Visconti e degli Sforza di Milano (S. Paolo dirà anche: “Io sono lombardo”) e nel 1707 passò sotto quello di Casa Savoia.
Il paese si sviluppò in tre cerchie di mura, riconoscibili nelle attuali vie a forma circolare, e con resti di edifici quali la Torre civica e il Torrione. Le attività produttive prevalenti furono: l’agricoltura, le filande, le fornaci …
Una singolarità storico-religiosa di Castellazzo è l’edilizia sacra: nel 1631 il piccolo Santuario di allora era la 42a chiesa del paese. Quelle attuali sono di grande interesse artistico e quasi tutte hanno riferimenti a S. Paolo delle Croce.
Santi di Castellazzo sono: S. Ugo Canefri, S. Paolo della Croce e San Gregorio Maria Grassi, Vescovo, martire in Cina nel 1900.
S. Paolo della Croce ha conosciuto Castellazzo per racconto di suo padre, ma venne anche personalmente a conoscere i parenti. Prima che la famiglia si stabilisse nuovamente nel paese di origine, lo zio Don Giovanni Cristoforo Danei “chiamò Paolo con sé, intendendo lasciarlo erede di tutti i beni che possedeva in Castellazzo. Durante questa permanenza si ammalò gravemente e venne la madre per assisterlo, anzi forse fu proprio questa l’occasione per riunire qui tutta la famiglia (G. De Sanctis: Anna Maria Massari, pag.53).
La Vocazione specifica di S. Paolo della Croce è diventata chiara e sicura qui, in Castellazzo. Qui fondò la Congregazione dei Passionisti e iniziò la sua missione nella Chiesa.
Dopo la partenza definitiva da Castellazzo, nel 1722, con il fratello Giambattista, ambedue ritorneranno alcune altre volte al paese. Pur invitato per predicare le Missioni e per fondare un Ritiro, non trovò le condizioni pratiche per farlo, ma il ricordo gli rimase profondamente nel cuore: “L’amore che porto a codesta povera Lombardia mi fa desiderare qualche volta di venire a spargere in essa i miei poveri sudori, con l’esercizio delle SS. Missioni, che la bontà divina benedice in queste parti con larga mano. Mi rimetto però a quello che S.D.M. disporrà e spero che quando S.D.M. lo voglia, ispirerà a qualche persona di credito e di autorità a cooperarvi, ed allora verrò senz’altro a faticare in questa cara vigna di Gesù Cristo” (Lettera alla Marchesa Marianna dal Pozzo, vol. I° pag.49-50), forse questo desiderio si è verificato duecento anni dopo.

S. Paolo della Croce (Daneo) nacque ad Ovada (AL) il 3 gennaio 1694. La famiglia abitò anche a Cremolino, Tagliolo e Campoligure, poi ritornò a Castellazzo Bormida, luogo di antica origine dei Daneo. Nella casa abitata dalla famiglia, fu posta una lipide con la scritta: “Questa casa appartenne alla famiglia Danei. Qui abitarono dal 1709 al 1721 S. Paolo della Croce e il suo venerabile fratello P. Giambattista. Il Municipio ne pose questa memoria. MDCCCLXXV”. S. Paolo lasciò un’impronta inuguagliabile in questo paese, con la chiarezza della sua vocazione, compì il periodo di quaranta giorni nella celletta di S. Carlo ove ebbe le esperienze mistiche raccolte nel Diario e vi compose le Regole. Qui iniziò l’apostolato della predicazione, la direzione spirituale, la corrispondenza epistolare e riunì il primo gruppo di amici (i poveri di Gesù) da cui deriveranno poi le comunità passioniste. Lasciò Castellazzo nel 1722 per stabilire la nuova Congregazione in luoghi sotto giurisdizione del Papa.

PERCORSO DI VISITA CONSIGLIATO IN CASTELLAZZO (Trinità da Lungi e Retorto non sono incluse nel percorso perché troppo distanti dal centro cittadino; si consiglia la visita a Retorto prima dell’arrivo a Castellazzo e quella a Trinità da Lungi dopo la visita in Castellazzo)

 

RETORTO (44°46’52.6″N 8°39’00.4″E)

Retorto: antico e oggi quasi disabitato borgo agricolo sotto il Comune di Predosa. La sua storia finisce, dimenticata, praticamente agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, ma ci fu un periodo in cui l’importanza del Feudo di Retorto influenzò la vita sociale e politica dei nostri posti. Dal primo documento del 937 dove si evince che Re Ugo d’Italia lo assegna in dote alla moglie Berta, al 1164 quando diventa proprietà del Marchese del Monferrato, per mutare, nel 1463, a possedimento della famiglia Dal Pozzo e rimanendo tale, attraverso alterne vicende, sino al 1918. Fin qui le notizie storiche tratte  da documenti facilmente reperibili. Non tutti sanno, però, del rapporto tra i Signori di Retorto con San Paolo della Croce. Esiste una preziosa lettera che il Santo inviò nel 1721 ai Dal Pozzo per accordarsi su un triduo di preghiere, prediche, meditazioni sulla Passione e processioni di penitenza in preparazione della Comunione Pasquale. Il 12 Aprile 1721 San Paolo della Croce scrive una lettera alla Marchesa di Retorto, Dal Pozzo Marianna Della Scala.  È il giorno del Sabato Santo, la vigilia di Pasqua, che quell’anno cadeva il 13 aprile. Vuole concordare con la Marchesa le date dell’annuncio della parola di Dio nei suoi territori, cioè a Retorto e a Portanova. Le fa presente che non può trascurare la gente di Castellazzo, in quanto sono previsti tanti forestieri per le feste pasquali, quindi per accontentare sia i suoi compaesani che lei, sarebbe stato bene arrivare ad un compromesso. Paolo tenne la “piccola Missione” (probabilmente la sua prima missione popolare) a Retorto nella settimana dell’Ottava di Pasqua e a Portanova la settimana appresso. Numerosi testimoni hanno affermato che la Marchesa Marianna volle chiedere perdono ai suoi contadini partecipando alla processione di penitenza a piedi scalzi e in devoto raccoglimento.

Chiese di Castellazzo e luoghi con riferimenti espliciti a S. Paolo della Croce

SANTO STEFANO (44°50’25.2″N 8°34’37.0″E)

Facciata di Santo Stefano

Probabilmente la più antica, soprattutto la cripta (forse dal 414) con tre absidi visibili soltanto all’esterno. S. Stefano è Protettore di Castellazzo. La sua festa, il 2 agosto, ricorda il ritrovamento delle reliquie del Protomartire. Dal 1352 inizia il passaggio dei beni tra famiglie gentilizie e congregazioni.
Tra i Rettori di quell’Oratorio per noi è importante Don Giovanni Cristoforo (26.08.1648 – 16.11.1718) zio di S. Paolo che si impegnò perché il nipote si sposasse e lo lasciò erede dei suoi beni.
S. Paolo venne ad abitare in S. Stefano il pomeriggio del 25 gennaio 1721, proveniente da Trinità da lungi. Vi rimase fino alla primavera del 1722, con l’intervallo di circa due mesi (settembre/ottobre 1721) in cui si portò a Roma e al Monte Argentario.
In S. Stefano, S. Paolo della Croce iniziò a vivere le Regole appena composte e si associò compagni “I poveri di Gesù” tra cui il fratello Giovanni Battista (vestito ufficialmente il 21 novembre 1721) e Paolo Sardi e altri. Storicamente è questa la primordiale sede della Congregazione. Qui S. Paolo continuò l’apostolato dell’istruzione religiosa: nel pomeriggio alle donne e di sera agli uomini. Da qui organizzò le Processioni di penitenza della quaresima del 1721, in cui portando il Crocifisso di S. Antonio, concludeva in San Carlo predicando dal pulpito a tutta la popolazione.
Da qui iniziò la corrispondenza epistolare (con il Vescovo, con la Marchesa Marianna dal Pozzo…) che poi sviluppò in direzione spirituale per corrispondenza.
Da qui iniziò le Missioni al popolo: Castellazzo, Retorto e Portanova.
Da qui iniziò la predicazione nei monasteri, con le Agostiniane di Castellazzo

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Interno di Santo Stefano

S. Stefano: probabilmente il più antico oratorio di Castellazzo. Tra i Rettori vi fu uno zio di S.Paolo: Don Cristoforo Danei. Qui Paolo abitò dal 25 gennaio 1721 fino alla primavera del 1722, con suo fratello, costituendo la prima comunità storica dei Passionisti. Fu la base del suo apostolato finché fu a Castellazzo.

I CAPPUCCINI (44°50’32.6″N 8°34’45.5″E)

Facciata della Chiesa dei Cappuccini

“I Castellazzesi, che conoscevano i Cappuccini, i quali già servivano nella chiesa di S. Stefano dal 1576 desiderarono la fondazione di un loro convento nel proprio borgo.
Nell’aprile 1606 rivolsero domanda al Capitolo Provinciale, celebrato a Genova, ed il 4 maggio dell’anno successivo ebbero risposta favorevole. La posa della prima pietra avvenne con solennità il 16 agosto 1608. Tra i testimoni che firmarono la pergamena vi è anche un antenato di S. Paolo. Nel 1634 il Municipio di Castellazzo concesse ai Cappuccini un Diploma di benemerenza per i benefici ricevuti durante la peste, ma nel 1656 il Convento corse il pericolo di venire soppresso a causa dell’impossibilità di sussistenza. Questo pericolo provocò un forte interesse in tutta la zona per aiutarli, così la soppressione fu evitata. Il 19 aprile 1667 venne consacrata la Chiesa, dedicata a S. Francesco.
S. Paolo fu un assiduo frequentatore del Convento e dei suoi religiosi. Furono due Cappuccini che vennero ad assisterlo nella terribile malattia in cui sperimentò la visione dell’inferno.
Uno di questi, P. Gerolamo da Tortona, lo diresse nella vita spirituale; P. Colombano da Genova fu ancor più vicino alla nuova fondazione e il Vescovo, Mons. Gattinara, ne richiese il parere sulle Regole che Paolo aveva appena composte. Sempre frequentando il Convento, Paolo ebbe le più belle esperienze: tornava dalla chiesa dei Cappuccini quando si vide vestito con l’abito religioso che lui e i suoi avrebbero dovuto indossare. Nella chiesa dei Cappuccini, ove si confessava e faceva lunga adorazione al SS.mo, avvenne che un ragazzo gli rovesciò un banco su un piede ed egli disse: “queste sono rose: Gesù Cristi ha patito molto di più ed io merito di peggio per i miei peccati” (Renato Bobbio, Opuscolo per il Terzo Centenario, pag.27).

SAN CARLO (44°50’40.7″N 8°34’40.0″E)

Facciata di San Carlo

Il titolo completo è “Santi Carlo e Anna”. Ne fu decisa la costruzione dopo la peste del 1630, di manzoniana memoria. “San Carlo era stata voluta dalla munificenza della nobildonna Maddalena Trotti e in qualità di Parrocchia le erano state assegnate circa 450 anime togliendole dalla giurisdizione di S. Martino. La prima pietra era stata benedetta il 27 luglio 1631 dal Teologo Don Agostino Galea, ma, anche per le condizioni determinate dalle guerre, il lavoro di costruzione si era protratto molto. Ancora tra il 1659 e il 1665 le funzioni religiose venivano ufficiate nella vicina chiesa dell’Annunziata, poi abbattuta in anni vicini a noi. Addirittura nel secolo successivo, quando avvennero le terrificanti alluvioni causate dal fiume Bormida e si fu costretti ad atterrare la chiesa della Creta (anno 1764), che ridotta in pessimo stato, minacciava la totale rovina, i materiali ricavati dalla demolizione tornarono utili per lavori in S. Carlo” (Angioletta Cavallero, Opuscolo per il Terzo Centenario, pag.42).
Quando S. Paolo abitò la celletta, il campanile e l’attuale sacrestia forse non erano ancora costruiti. Perciò quando i testimoni dei Processi di beatificazione, nel 1777, riferiscono che la celletta era dal lato del campanile, intendono riferirsi al momento della loro deposizione non al periodo della permanenza del santo nello stanzotto. Nella sacrestia di S. Carlo, Paolo compì la rinuncia ufficiale all’eredità dello zio Don G. Cristoforo, davanti all’arciprete Don Stefano Pellati e ad alcuni testimoni, trattenendo per sé solo il breviario e inginocchiato davanti al Crocifisso pregò: “Ecco, Signore, che io non accetto di questa eredità che questo breviario” ( Zoffoli, vol.I°, pag.146).
Per S. Paolo questa chiesa è di primaria importanza.
Subito dopo la sua Vestizione, avvenuta in Alessandria nella Cappella del Vescovo Mons. F. M. Arborio di Gattinara il 22 novembre 1720, il Santo si ritirò in questa chiesa per quaranta giorni, dalla sera stessa del 22 novembre 1720 al 1° gennaio 1721. Serviva le SS. Messe, adornava gli altari, teneva la pulizia del pavimento… Il luogo preferito per la contemplazione era la celletta, dove passava lunghe ore del giorno e della notte. Qui concepì la Regola fondamentale del nuovo Istituto, qui scrisse il suo Diario, in cui narra le sublimi esperienze mistiche e terribili tentazioni, angosce e visioni.
Scriveva in sacrestia, ove era pronto tutto il materiale e l’appoggio occorrente.
Dalla finestrella della celletta, a cui aveva appeso una sacca, riceveva le poche vivande per sopravvivere; unico conforto era un caminetto, forse mai utilizzato.
Nella quaresima del 1721, concludeva in questa chiesa le processioni penitenziali compiute per le vie del paese e, salito su quel pulpito, predicava al popolo numeroso.
Dirà più tardi: “Non ottengo in dieci missioni i frutti che ottenni in quelle predicazioni”. Al termine benediceva i fedeli con il Crocifisso, ora custodito nella celletta.
Quando dimorava in S. Stefano, con suo fratello, veniva qui per ascoltare le SS. Messe e fare la Comunione. Qui inviava a confessarsi tanti peccatori convertiti e nemici a riconciliarsi.

S. Carlo: la prima pietra fu benedetta il 27 luglio 1631. Era ufficiata dal clero diocesano. Il marchese Pallavicini di Genova, godeva dello jus patronatus all’altare della Madonna del carmine. Nella sacrestia, Paolo rinunciò all’eredità dello zio Don Cristoforo. Qui accanto è la celletta ove S. Paolo visse dal 22 novembre 1720 al 1° gennaio 1721. In questa chiesa, nella quaresima del 1721, Paolo fece confluire la gente del paese ad ascoltare le sue ferventi prediche. Era ancora laico.

La celletta: qui S. Paolo si ritirò per quaranta giorni, componendo la Regola ispirazionale dei Passionisti e redigendo il suo Diario spirituale, capolavoro di spiritualità mistica. E’ il luogo più sacro per la famiglia passionista.

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Celletta in San Carlo

Altare di S. Carlo: l’altare maggiore originario fu sostituito con questo.

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Altare in San Carlo

Pulpito: su di esso salì S. Paolo, nel pomeriggio delle domeniche di quaresima e tenne fervorose prediche che ottennero molte conversioni. Con il Crocifisso, inserito in un apposito sostegno, benediceva poi la gente.

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Pulpito in San Carlo

Tela: raffigura in sintesi la vocazione di S. Paolo: la Madonna gli affida il compito di fondare la Congregazione, gli offre la tonaca distintiva e lo assiste nella stesura della regola. Pittore fu G.B. Scaramuzza (1848).

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Tela in San Carlo

Gonfalone: a Castellazzo, nei primi decenni del secolo XX, vi erano filande e Società operaie. Una di queste si dedicò a S. Paolo della Croce e questo è il suo stendardo.

Bandiera terzo centenario: l’anno 1994, terzo centenario della nascita di S. Paolo d.C., ebbe molte e svariate manifestazioni. Questo stendardo fu esposto in S. Carlo e indica luoghi, in Italia, ove si trovavano comunità passioniste. Ogni altra nazione, dove sono i Passionisti, ebbe esposta la sua bandiera.

 

SAN MARTINO (44°50’50.0″N 8°34’36.6″E)

Facciata di San Martino

Di origine molto antica, attualmente costituisce una significativa testimonianza di composizione architettonica di epoca barocca, la quale rileva, nella struttura a tre navate divisa da colonne, l’originario impianto romanico-gotico, del cui periodo è il portale con leoni stilofori.
Meravigliosi gli intarsi lignei dei portali e le sculture su legno del pulpito e della balaustrata dell’organo. Fu ufficiata per secoli dagli Agostiniani.
Per la Famiglia Daneo, questa chiesa era importante perché qui il nonno paterno vi aveva sposato la nobile Caterina Trotti, che vi aveva il diritto di juspatronatus.

Interno di San Martino

Per questo, in S. Martino vi è anche la Tomba di famiglia, ove sono sepolti con il nonno Paolo, anche i genitori Luca e Anna Maria, i fratelli Giuseppe ed Antonio e le sorelle Teresa e Caterina.

Tomba della famiglia Daneo in San Martino

S. Martino: chiesa antica, romanico – gotica, poi ristrutturata in epoca barocca. Al tempo di S. Paolo era ufficiata dai Padri agostiniani. Qui è il sepolcro della famiglia Daneo

SANTA MARIA DELLA CORTE (44°50’46.5″N 8°34’30.5″E)

Facciata di Santa Maria

“Sorta circa il 950, molto più piccola dell’attuale, per volontà della principessa Maria, figlia del re dei Longobardi Adalberto, venne dedicata a Maria Vergine, con l’aggiunta dell’appellativo della Corte in quanto Gamondio era Corte regia.
Più volte restaurata nel corso degli anni, fu completamente rifatta dai Padri Serviti che vi furono preposti dal 1443. Gravemente danneggiata dall’alluvione del 1647 fu nuovamente ricostruita con l’aggiunta dell’adiacente grande fabbricato allora adibito a Convento dei Padri Serviti. Incendiata dai francesi nel 1651, con rovina del tetto e dell’organo (ne rimane traccia nel Crocifisso abbrucciacchiato sito nella cappella a fianco dell’altare maggiore) fu rifatta per la terza volta, più ampia e a croce latina, come ora ci appare.
Le belle decorazioni interne, rifinite in oro zecchino, sono opera del pittore Gambino e furono promosse dal prevosto don Nizzi, agli inizi del 1900” (Pietro Moccagatta, opuscolo 3° centenario, pag.38).
Per S. Paolo della Croce era la sua Parrocchia. Vi veniva alla Messa principale della domenica, vi ricevette la Cresima con suo fratello, P. Giambattista il 23 aprile 1719.
Il Parroco del suo tempo lo mise terribilmente alla prova, rimproverandolo in mezzo alla gente. Qui veniva a cercarlo la giovane che lo zio Don Cristoforo avrebbe voluto che Paolo sposasse. Era così insistente che il Santo si rifugiò in S. Martino per le sue lunghe meditazioni.

Interno di Santa Maria

S. Maria: sorta circa il 950, molto più piccola dell’attuale, al tempo del dominio dei Franchi. Gravemente danneggiata dall’alluvione del 1647, ricostruita, incendiata dai francesi nel 1651, nuovamente ristrutturata. Fu officiata dai Padri Serviti dal 1443 fino alla soppressione napoleonica. Fu la parrocchia di S. Paolo, che qui ricevette la Cresima col fratello Giambattista il 23 aprile 1719.

Crocifisso di S. Maria: considerato miracoloso per non essersi bruciato nell’incendio del 1651. Molto venerato ai tempi di s. Paolo.

Crocifisso venerato in Santa Maria

ANGOLO della VISIONE (44°50’41.4″N 8°34’25.6″E)
S. Paolo ebbe alcune visioni determinanti della sua vocazione:
a) Gli apparve la Madonna addolorata con una veste nera fino ai piedi e il nome di Gesù sul petto, a lettere bianche che gli disse “Figlio, vedi come sono vestita a lutto? Ciò è per la Passione dolorosissima del mio diletto Figlio Gesù. Così ti hai da vestire tu e hai da fondare una Congregazione nella quale si vesta in questa guisa, dove si faccia un continuo lutto per la Passione e morte del mio caro Figliolo” (P. Zoffoli, vol. I°, pag.161).
b) Due anni e mezzo dopo, cioè nell’estate 1720, mentre tornava dalla chiesa dei Cappuccini, percorrendo via dei Corazza (ora via Card. Caselli) “quando stavo per svoltare verso casa, fui elevato in Dio con altissimo raccoglimento, con scordamento di tutto e grandissima soavità interiore; ed in questo tempo mi vidi in spirito vestito di nero sino a terra, con una croce bianca in petto e sotto la croce avevo scritto il nome ss.mo di Gesù in lettere bianche” (Lett. IV, pag.218).

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Angolo della visione

CASA DELLA FAMIGLIA DANEO (44°50’41.4″N 8°34’25.6″E)
In Castellazzo la famiglia Daneo aveva una casa da tempi antichi e situata nei pressi della attuale “via S. Paolo della Croce”. Questa casa fu venduta. Possedeva anche alcuni terreni adibiti prevalentemente ad orti.
Al ritorno in Castellazzo, Luca acquistò un’altra casa situata nell’attuale “Vicolo Daneo”. A pianterreno cinque vani, compresa la stalla; al primo piano 4 stanze e, in alto, la soffitta con la camera del Santo. Sulla facciata esterna, tra le finestre, nel primo centenario della morte del Santo, il Comune fece scrivere sull’intonaco (sostituito poi con una lapide): “Questa casa appartenne alla famiglia Danei. Qui abitarono dal 1709 al 1721 S. Paolo della Croce ed il Venerabile suo fratello P. Giambattista. Il Municipio ne pose questa memoria MDCCCLXXV”.
In questa casa nacque Caterina, l’ultima sorella, il 22 aprile 1720.
Da questa casa, Paolo, dopo aver chiesto la benedizione ai Genitori, partì per Alessandria per ricevere dal Vescovo l’avvio ufficiale della sua Vocazione.
In questa casa si spense la sua famiglia: il padre (27.07.1727), la madre (10.09.1746), la sorella Caterina (30.08.1756), il fratello Giuseppe (12.05.1789), la sorella Teresa (02.02.1792) e infine Don Antonio (26.04.1792).

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Esterno Casa Daneo in Castellazzo
Esterno Casa Daneo a Castellazzo

SANT’ANTONIO (44°50’39.6″N 8°34’24.4″E)

Esterno Sant’Antonio

Verso il 1500 sorsero, in Castellazzo, vari Oratori tra cui la Confraternita e Oratorio di S. Antonio. Nel 1699, l’Oratorio di S. Antonio Abate, che sorgeva nel bel mezzo delle abitazioni in cui visse il Santo al ritorno della famiglia al paese di origine, fu oggetto di ristrutturazione. Qui vicino, in vicolo Daneo, era la seconda casa abitata dalla famiglia Daneo, mentre la primitiva era poco più in là: nell’attuale via San Paolo della Croce.
Della Confraternita, S. Paolo fu anche Priore: “la Domenica, vestito del saio della Compagnia, dalla sedia priorale parlava ai fedeli di Dio e delle verità eterne, istruiva i fanciulli nel locale adibito all’insegnamento della dottrina cristiana, odierna sacrestia” (Mario Gambetta: Opuscolo 3° centenario della nascita, pag.18).
Nel Coro cantavano il Vespro ed egli “dettava la meditazione alli Confratelli”.
Quando, nell’agosto 1727, tornò a Castellazzo per la morte di suo padre, Luca Daneo, è documentato che celebrò qui delle S. Messe, con suo fratello. Il teste riferisce che prima di salire all’altare si mettevano ai piedi le babbucce, per riverenza, poiché allora essi camminavano a piedi completamente nudi.
Il Crocifisso di questa Confraternita fu usato da S. Paolo nelle processioni di penitenza compiute nelle domeniche di quaresima 1721. Si univa a lui gran turba di fanciulli: “quando andavo per le strade, che voltandomi indietro mi vedevo gran squadra di figlioli appresso, mi giubilava tanto il cuore, che trattenevo con forza le lacrime”. La processione finiva in San Carlo dove il Santo teneva le sue vere prediche da laico.
Nella sacrestia è una tavoletta che riporta una segreta confidenza da donne: Paolo sarebbe stato concepito in Castellazzo.

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Interno di Sant’Antonio

Crocifisso in S. Antonio: inalberando questo crocifisso, Paolo animò processioni penitenziali nella quaresima del 1721, accompagnato dai suoi amici della Confraternita di S. Antonio, da schiere di ragazzi e da numerosissimo popolo.

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Crocifisso in Sant’Antonio

TRINITA’ DA LUNGI (44°49’45.6″N 8°35’54.1″E)

Trinità da Lungi

A circa 3 km dal paese, dove anticamente era, forse, il nucleo abitativo. Edificata dai Canonici Regolari di S. Croce, in Mortara, intorno al 1130, fu anche monastero cistercense dipendente dall’abbazia di Tiglieto, poi nuovamente ai Canonici di Mortara (1310). Con la sua facciata sobria ed austera, di stile romanico lombardo, è un chiaro esempio di architettura elementare che sopravvive per la fermezza delle sue strutture. Vi era anche il chiostro. Da una sua abside si ricavò la “Casa del romito” per il custode.
In essa abitò S. Paolo della Croce, dal 10 al 25 gennaio 1721 circa. Dopo essere stato a Pontedecimo (GE) per mostrare la Regola al P. Colombano, il Vescovo gli assegnò questo eremo come luogo per iniziare la sua esperienza . Ma non vi rimase a lungo, anche perché troppo lontano dall’Eucaristia, così che il 25 si trasferì in S. Stefano.

Romitorio di Trinità da lungi: edificato intorno al 1130, a circa 3 km dal paese, è monumento nazionale. Qui S. Paolo fece l’esperienza di eremita per circa 15 giorni: 10-25 gennaio 1721

 

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IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA CRETA (detto anche della “Madonnina dei Centauri”) (44°50’52.7″N 8°34’30.4″E)
Il 28 luglio 1631 fu eretta anche la quarantaduesima chiesa di Castellazzo, cioè il Santuario della Madonna della Creta, fatto costruire per la grande pietà di Giovanni Viola e la collaborazione di tanti altri devoti. Era una “chiesetta campestre che occupava la superficie di tavole tre e piedi sette, corrispondenti a metri 100 circa di area; era munita di campanile con una sola campana ed il soffitto era costrutto a cassettoni di legno artisticamente lavorato a foggia delle chiese primitive” (foglio illustrativo del Santuario).
Ai tempi di S. Paolo della Croce, benché deteriorata dalle frequenti inondazioni del fiume Bormida, era ancora molto frequentata, soprattutto dalle donne in attesa di maternità.
E’ probabile che sia venuta qui anche Anna Maria Massari, quando attendeva l’ultima figlia, Caterina, che nacque il 22 aprile 1720. Chi andava in Alessandria, passava vicino al Santuario, poiché poco più in là era il traghetto e Paolo Daneo ad Alessandria ci andò molte volte.

IL MONASTERO DELLE AGOSTINIANE
Purtroppo non esiste più come monastero, ma per Paolo ebbe molta importanza: “da documenti antichi risulta che un ordine monastico, stabilitosi a Castellazzo Bormida prima del 1300 ebbe dimora nel nostro rione (S. Sebastiano) quello delle Suore di S. Agostino, in un sito compreso tra vicolo Acquanegra e via Giovanni Lanza, anticamente chiamata Contrada del Monastero Vecchio. A conferma di questo abbiamo un legato portante la data dell’11 aprile 1347, citato dallo storico Chenna. Essendo l’edificio vecchio e pericolante a causa delle continue inondazioni, le monache furono costrette ad abbandonarlo, per ritornare poi in paese nel 1614, quando ne fu costruito uno nuovo sul retro di S. Sebastiano e precisamente, per meglio intenderci, tra via Eritrea, via E. Boidi e via Gamondio. Qui le suore rimasero, anche se con varie interruzioni a causa di guerre, sino al 1801, quando venne soppressa la congregazione. All’ordine delle Agostiniane apparteneva Rosa Maria, zia paterna di S. Paolo della Croce. Sia per la relazione di parentela, sia per la consapevolezza dell’utilità di quella congregazione, ma soprattutto per il desiderio di predicare la Parola di Cristo, S. Paolo ebbe molto a cuore le suore del monastero, con le quali ebbe relazioni epistolari. In una lettera dell’11 aprile 1721, chiede al Vescovo l’autorizzazione a predicare a “queste divote religiose con incoraggiarle sempre più alla perfezione. Pertanto la supplico della santa licenza e santissima benedizione e il discorso sarà (però con sua permissione) lunedì, giovedì e sabato accompagnato sempre da una divota meditazione” (Pinuccia Ravera, Opuscolo per il Terzo Centenario, pag.30).

EX-CONVENTO DEI PASSIONISTI IN CASTELLAZZO (44°50’42.2″N 8°34’38.9″E)

Nel cortile dell’ex convento di Castellazzo: eretto nel 2006 per ricordare perennemente la fondazione della Congregazione in questo luogo. Raffigura S. Paolo in atto di scrivere le Regole. L’artista è stato il Signor Enrico Pasquale (nato a Durlo di Crespadoro nel 1974). Non è una semplice statua, ma un vero piccolo monumento: Altezza 150 cm – Larghezza 100 – Profondità 120 cm – Peso circa 25 quintali. Desiderato da tempo, progettato, discusso e finalmente realizzato. Si tratta di una composizione marmorea che riproduce il S. Paolo della Croce come è raffigurato nel quadro venerato nella storica celletta di S. Carlo, con tavolino, materiale scrittorio, brocca e pane e il Santo in atteggiamento di scrivere la S. Regola. Vi è aggiunta, alquanto discosta, una grande Croce con lo stemma passionista, prospettiva del futuro istituto.